Carlos Atoche

Nato nel 1984 da madre argentina e padre peruviano, Carlos Atoche si avvicina subito all’arte attraverso il padre, scultore di maschere di legno. Successivamente, attirato a Roma dal patrimonio artistico e architettonico della città, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti.

Durante gli studi si appassiona alla street art e scopre che proprio i mural rappresentano per lui lo strumento ideale per esprimersi e che dipingere in strada, favorire lì l’incontro tra arte e pubblico, significa legare l’opera al contesto e ai suoi fruitori.

Il suo stile è inconfondibile: si va dalle rivisitazioni, citazioni e “scherzi” di e con opere dei più grandi pittori del Rinascimento alle decontestualizzazioni subacque di sculture classiche adagiate su fondali marini in compagnia di pesci tropicali.

L’artista Peruviano ama i “feticci” dell’arte dunque e non solo quelli classici come dipinti o sculture ma anche quelli popolari. Il feticcio per Atoche è quello che la società ha visivamente consumato e “divinizzato”, un mito con cui giocare e attorno al quale costruire nuove insolite cattedrali.

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Carlos Atoche, Doppel Ganger, Muri Sicuri 2016

Il fondale che vediamo non è semplicemente marino ma si tratta invece di un’intera città sommersa, un luogo che prima di affondare era abitato, vivo, reale ma che ora non respira più. Le architetture sono silenziose e vuote e anche l’arte, come prova più vitale dell’esistenza degli esseri umani, piange. La sensibilità di Atoche gli ha permesso di declinare il suo personalissimo stile sospeso in un canto triste per le ricchezze che i paesi colpiti dal terremoto stanno vedendo crollare. Il messaggio dell’opera di via Laparelli, eseguita circondato dai visitatori che per due giorni hanno affollato il quartiere è al contempo tragico e di speranza: chissà che grazie alla solidarietà e al coraggio della comunità/cittadinanza non si possa ricollocare nuovamente la testa della dea e restituire la vita alle città. “Non dobbiamo pensare che durerà per sempre” ci ha detto Carlos durante i due intensi giorni di lavoro, riferendosi alla conservazione dell’opera, dunque anche lo stato delle cose non lo è. La street art per l’artista non ha la velleità della durata dunque, è contemporanea e viva accanto alla vita.