Oh my darling Clementine

Solo & Diamond, Oh my darling Clementine, Piazza Sauli/angolo via Passino, IV edizione Muri Sicuri, 7 – 8 marzo 2020

Mentre Gomez realizzava un’opera più vicina alle vittime del terremoto, Solo e Diamond, dopo aver lavorato senza sosta per tre giorni, hanno dato luce a una nuova/antica “eroina”, simbolo di uno dei quartieri più affascinanti di Roma: Garbatella.

Fondato ufficialmente il 18 Febbraio 1920, il quartiere festeggia quest’anno il suo centenario e così le Guide Turistiche romane di Muri Sicuri hanno voluto fagli un regalo molto speciale: una versione moderna della figura simbolo di Garbatella: l’ostessa Clementina.

Dipinta da Solo e Diamond per la IV edizione dell’iniziativa, l’ostessa da cui si è sempre fatto derivare il toponimo di questa parte di città, torna a nuova vita.

Partiamo innanzitutto dalla sua storia: chi era veramente la Garbatella e dov’era la sua osteria?
Per anni si è ritenuto che il soprannome di questa donna a capo di una celebre osteria poco distante dalla Basilica di San Paolo, derivasse dalla contrazione dei due aggettivi garbata e bella.
Chiamata in origine Osteria Cascapera dal nome del primo affittuario, il vignaiolo Giambattista Cascapera, passo’ ad essere chiamata osteria Garbatella[1] quando, morto Giambattista, la gestione passò a sua moglie Clementina Eusebi (1834).
Dunque è stato così che la garbata e bella della storia è diventata celebre in tutta la zona?
Sì, ma non esattamente.
Come ci spiega Giorgio Guidoni[2] nel suo articolo all’interno del catalogo edito per celebrare i cento anni del quartiere, Clementina era figlia di una certa Maddalena che di cognome faceva, pensate un po’, Garbata!
La bella scoperta è stata possibile grazie al ritrovamento di un documento del 1823, anno dell’incendio di San Paolo, in cui la famiglia Cascapera viene elencata membro per membro e, finalmente, il cognome della madre di Clementina viene correttamente riportato.

Dunque Garbatella, figlia di Garbata!
Eccola qui la vera ragione di questo vezzeggiativo diventato un nome: niente di più che una romanissima diversificazione del cognome.

I due artisti, Solo e Diamond, hanno deciso di creare una versione personale del busto che, fin dal 1931, rappresenta Clementina sulla facciata di un edificio di piazza Geremia Bonomelli.

La Clementina art nouveau di Solo e Diamond è una versione idealizzata e sognante della nostra ostessa. La vediamo giovane, anche più giovane di quando probabilmente perse il marito (a 42 anni), rose e foglie le circondano il corpo, una cornice di merletti bianchi la inquadra sullo sfondo verde acido che richiama gli alberi veri nel fondale della piazza. Gli artisti, soliti usare una palette cromatica molto più accesa, hanno scelto di proposito dei toni smorzati, opachi, che si integrano perfettamente con la gamma cromatica del contesto.
Regge tra le braccia un panno, forse una tovaglia, su cui campeggia il nome Garbatella, e sul petto largo, scoperto quasi come quello della scultura anni ’30 di Piazza Bonomelli, le loro due firme, simbolo ormai di un sodalizio stabile.
Sebbene la giovinezza dell’aspetto sia inequivocabile, l’espressione della donna richiama il tempo passato, sente il peso della storia e della simbologia che si porta addosso.
La vera Clementina passerà attraverso undici gravidanze, la vita dura della vigna, la conduzione dell’osteria, il mantenimento degli animali (cavalli, pecore) ma sarà anche testimone delle ore di svago e divertimento “di campagna” dei romani, ostessa dei pellegrini delle sette chiese, fornitrice di tanti pasti e tanti bicchieri di vino, in una Roma faticosa e in crescita.
Morirà nel 1861 a 66 anni, forse inconsapevole di quello che sarebbe diventata tanti anni dopo. Un nome, un simbolo, un ricordo, un’identità.

[1] La prima menzione dell’Osteria come “Garbatella” è del 1837

[2] Guidoni G., Mamma Garbata, la Garbatella svelata in “Garbatella 100. Il racconto di un secolo”, Roma 2020, Iacobelli Editore, pp. 11-24